Del berlusconismo ho sempre trovato fosse interessante la sincera convinzione d’essere discriminati, perseguitati, vittime di terribili ingiustizie. Siccome credo nell’ipotesi più plausibile (sono un’anima semplice), ho sempre pensato fosse, appunto, una sincera convinzione, attinente a qualcosa di comune come una patologia della psiche e non a qualcosa di raro come il genio comunicativo. Insomma: non è che facciano i perseguitati perché funziona, sono proprio convinti di esserlo. È però sempre rimasta un’impressione esterna, non frequentando io neanche un elettore di Berlusconi (il paese reale, questo sconosciuto.)
La scoperta che il bianconismo è il nuovo berlusconismo l’ho fatta leggendo qui la vibrante risposta ad accuse che nessuno aveva mosso, o almeno non in maniera abbastanza diffusa da evitare al lettore della difesa di chiedersi a quali detrattori si stesse replicando (in mezzo a una serie di dettagli che fanno molto ridere tipo la convinzione che se i vestiti li compro su Net à porter invece di andare in negozio vuol dire che la moda non mi piace poi tanto.)
La risposta perfetta al portavoce dei bianconisti perseguitati l’aveva scritta Angelo Taglietti su Friendfeed, sta nel titolo qua sopra, e non mi pareva servisse aggiungere altro. Però ieri, trovandomi in casa un piccolo fan dei Baustelle evidentemente in preda alla stessa sindrome del predellino di Bordone, ho provato a indagare le sue logiche. Sì, lo so: indagare le logiche razionali di un invasato non depone a favore della mia, di sanità mentale. Ma era sabato pomeriggio, non avevo di meglio da fare, e poi per una volta avevo la possibilità di studiare il popolo delle libertà – no, cioè, volevo dire ––
Comunque non sono venuta a capo di niente, se non del fatto che il tizio – uno che, parecchio più vicino ai quarant’anni che ai venti, ha ascoltato nell’ultimo mese per la prima volta nella sua vita un disco di Joni Mitchell, una canzone di Marcella Bella e una di Fossati* – a un certo punto ha sbraitato senza traccia di ironia «Io ho una cultura musicale, e[d] enorme» – il che mi sembra perfettamente coerente, per il piccolo fan di un gruppo che nel 2010 dichiara, senza mettersi a ridere, «Noi combattiamo marxianamente il materialismo nella società**» Dopotutto, c’è un’impeccabile logica. Mica è un caso, se vincono le elezioni (ah, no, mi son confusa di nuovo, scusate)
* per il Canone di Pachelbel e un concerto di Springsteen ci stiamo attrezzando, non vorremmo sovraccaricargli l’immaginario
** da un’intervista a Gioia di qualche settimana fa, trovare un link in quel sito è impresa troppo ardua persino per le forze del male che tramano contro i Baustelle, però magari ora ne trovo uno di quell’altro che con espressione altrettanto convinta dice che curerà il cancro
Permalink - Categoria: Collateralismi, Michetti

io penso che “cultura enorme” faccia parte di quella categoria delle magliette con scritta “essere assolutamente moderni” con ovvio rischio di toppare con proclami e assolutismi certo, più tipici dei ventenni, non mi considero particolarmente snob, ci sono robe che mi piacciono e robe che non, semplicemente per l’emozione che mi danno, I B. fanno parte di quelle che non, li trovo spocchiosi, noiosi, tremendamente banali e sto parlando solo del progetto musicale, evito di ascoltare i proclami di Bianconi, come ascolto poco le sparate di Busi in tv, ci sono i suoi libri a dirmi che è un genio, come ci sono i dischi della Mitchell a dirmi che Johanna Newsom che tanto piace ai ragazzini cool, ha fatto un disco copiando pari pari il suo stile ( che non conoscono).
Tra qualche anno, o qualche disco di kate Bush o Luigi Tenco, l’insanabile curiosità di “cultura enorme” lo metterà al suo posto, in quel limbo di sfumature di grigio senza scritte e senza logo o forse no, staremo a vedere come vanno le prossime elezioni.
(Soncini se mi corregge l’italiano tenga a mente che non vivo in italia da qualche anno e che lo uso poco).
hanno questo fatto, le canzoni dei Bausettete (oddio no storpiare i nomi è proprio il grado zero): che non si possono cantare. Cioè, no, si possono, ma vengono male. e l’incantabilità è un difetto macroscopico.
Al concerto di Milano l’età media era bassissima. A un certo punto Bianconi annuncia che la prossima è “una canzone citazionista e postmoderna”. Mi sono girata a guardare la faccia dei fidanzatini adolescenti a fianco a me che, tra un limone e l’altro, avevano diligentemente cantato a memoria tutte le canzoni dell’album nuovo: non glien’è fregato nulla, non hanno fatto una piega e quando è partita “Gomma” hanno iniziato a ballare, anche se non la conoscevano.
Ci sono un sacco di canzoni dei Baustelle, come le prime di “Sussidiario illustrato della giovinezza” che sono cantabilissime e, soprattutto, divertenti. A me sono sempre piaciuti per quello. Anche a quei ragazzini, immagino.
Una volta hai scritto una cosa su “La cura” di Battiato che riassumeva perfettamente il concetto: basta ascoltarla perché è una bella canzone d’amore e fregarsene delle sue pretese aspirazioni trascendentali. Anche per i Baustelle è un po’ così.
Ps: sul canone di Pachelbel qui è scattata la ola.
Al concerto di Milano l’età media era bassissima. A un certo punto Bianconi annuncia che la prossima è “una canzone citazionista e postmoderna”. Mi sono girata a guardare la faccia dei fidanzatini adolescenti a fianco a me che, tra un limone e l’altro, avevano diligentemente cantato a memoria tutte le canzoni dell’album nuovo: non glien’è fregato nulla, non hanno commentato e quando è partita “Gomma” hanno iniziato a ballare, anche se non la conoscevano.
Ci sono un sacco di canzoni dei Baustelle, come le prime di “Sussidiario illustrato della giovinezza” che sono cantabilissime e, soprattutto, divertenti. A me sono sempre piaciuti per quello. Anche a quei ragazzini, immagino.
Una volta hai scritto una cosa su “La cura” di Battiato che riassumeva perfettamente il concetto: basta ascoltarla perché è una bella canzone d’amore e fregarsene delle sue pretese aspirazioni trascendentali. Anche per i Baustelle è un po’ così.
Ps: sul canone di Pachelbel qui è scattata la ola.
Il fenomeno in base al quale il gradimento di una canzone, di un film o di un libro dovrebbe essere in qualche modo influenzato dalla personalità, dalla vita privata o dalle dichiarazioni pubbliche dell’autore lo trovo sempre affascinante (meno di quello che prevede che una cosa mi piaccia o meno in base alle altre persone a cui piace, anche se quest’ultimo lo trovo più comprensibile)
Ah… il Canone Pachelbel: fiumi di lacrime mentre Mary Tyler Moore madre degenere strapazza Timothy.
Di canzone dei Baustelle ne conosco una sola. E mi piace.
Linkare la home di Friendfeed serve a spiegare ai lettori cos’è Friendfeed? Potrebbero guardarlo su Wikipedia.
Baustelle non dispiacciono,meglio il disco prececente però.Vorrei invece disprezzare l’Irene Grandi, ch’è sguaiata e rovina la cometa di Halley del Bianconi che sarebbe un gran pezzo con tastiere sbagliate e video insufficiente.
joanna newsom ha copiato/ si è ispirata a joni mitchell, gli who e qualche altra cosa, ma qua parliamo di arpiste d’un certo livello non dei baustelle – tenga a mente l’emigrante
Intellettualoidi citazionisti fighetti di merda: questo sono i baustelle. Però. Però guadiamoci intorno e osserviamo il panorama musicale italiano. Meglio i figliocci della De Filippi, quelli di X-Factor, lo zombie (perchè è morto e non lo sa) Vasco Rossi, il replicante (perchè replica se setesso all’infinito) Ligabue, la scontata Pausini, ecc ecc ecc???? E’ di moda essere alternativi? E’ di moda essere ‘indie’? si, è così. Ma se questo vuol dire andare un pò oltre i ritornelli ‘cuore amore’, se questo vuol dire fermarsi a riflettere sui testi dei baustelle…allora perchè no?! L’altro giorno vado al teatro del mio paesino a vedere un concerto/reading di Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica), una sorta di nuovo Rino Gaetano con testi molto articolati, testimoni di quel classico disagio giovanile (della serie chi sono dove vado cosa farò da grande) e…scoperta…io a 36 anni ero il più adulto o quasi del teatro. C’era qualche dozzina di ragazzini ‘alternativi’ che anzichè ascoltarsi ‘il tutti i luoghi in tutti i laghi’ preferiva cantare ‘…i tuoi capelli che sono fili scoperti…’. Beh, forse c’è speranza, forse c’è un futuro. Avanti ai Baustelle. Se magari se la tirassero meno…