Fuga dalla scuola media

Hai quarant’anni, quasi quarantuno. Ti ostini a volere la tua firma sul giornale, nonostante fare la commessa da Zara sia un’ipotesi economicamente più conveniente, perché così la mamma al paese può essere fiera di te e perché lo stato sociale all’italiana prevede che la tua non riuscita nella professione che hai scelto sia imputabile a tutto tranne che a tue inadeguatezze: è che gli altri son raccomandati, è che non l’hai data a quelli giusti, è che non c’è il ricambio generazionale, è che le cavallette.
Hai quarant’anni, quasi quarantuno, e i tuoi referenti in redazione si pensionano e rischi che più nessuno ti commissioni articoli perdibili, e quindi decidi di piantare un casino. Te la prendi con un povero cristo mentalmente più stabile di te (sai che gara) e perciò messo a svolgere mansioni redazionali che tu non saresti in grado di seguire, gli dai del pivello raccomandato, annunci scioperi della fame che si risolvono nel saltare tre pasti, e poi arriva la mamma dal paese con le melanzane sott’olio.
Hai quasi quarantun anni, sono passati mesi dalla manfrina che ti ha reso per cinque minuti il caso clinico di cui ha dovuto occuparsi il direttore del giornale cui collabori e per settimane lo zimbello di una porzioncina dell’internet, e i direttori di alcuni giornali iniziano a ricevere lettere. Vengono dal paese. Le ha scritte la tua mamma. Dicono che a quei giornali collabora gente che ti ha dato della cialtrona, e che perciò lei smetterà di comprarli. Segue tuo curriculum, casomai i direttori in questione volessero meritocraticamente farsi perdonare.
Riepiloghiamo. Hai quasi quarantun anni, e – secondo il sacrosanto precetto che, se sui giornali non riesci a scriverci tu, allora non ci deve scrivere nessuno – vai a frignare dalla mamma dicendole che deve perorare la tua causa. E lei lo fa, povera donna, cosa deve fare, sei una demente ma sei la sua demente. Non è una parabola, non c’è una conclusione. Solo un affettuoso pensiero a quelli che avevano preso sul serio te, la tua causa, il tuo sciopero, il tuo precariato, i tuoi neuroni.

Comments so far:

  1. by Less Is More on marzo 24th, 2011 at 16:55

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  2. by Isa on marzo 24th, 2011 at 17:04

    Io, qui, PERDIO, voglio BOTTONI CON POLLICIONI.

  3. by A*** on marzo 24th, 2011 at 17:09

    Se così cattiva, così perfida e malvagia, soprattutto quando infierisci con ragione sulle vittime di loro stesse, che provo un brivido sadico lungo la schiena.

  4. […] “ [Guia Soncini] Hai quasi quarantun anni, sono passati mesi dalla manfrina che ti ha reso per cinque minuti il caso clinico di cui ha dovuto occuparsi il direttore del giornale cui collabori e per settimane lo zimbello di una porzioncina dell’internet, e i direttori di alcuni giornali iniziano a ricevere lettere. Vengono dal paese. Le ha scritte la tua mamma. — Guia Soncini » Archivio del blog » Fuga dalla scuola media […]

  5. by franci on marzo 24th, 2011 at 17:19

    grazie.

  6. by Alberto on marzo 24th, 2011 at 17:41

    http://www.youtube.com/watch?v=tWxDQ73LbG8

  7. by laprofe on marzo 24th, 2011 at 17:48

    Di male in peggio. Io lo avevo detto qui, paragonando il precariato del giornalismo al precariato della scuola…
    Tanto gli psicologi lo dicono sempre, che la colpa, di tutto, è delle mamme.
    http://labionda.tumblr.com/post/2598686723/il-diritto-al-posto-fisso-20-novembre-2010

  8. by mal on marzo 24th, 2011 at 18:31

    ” i direttori di alcuni giornali iniziano a ricevere lettere. Vengono dal paese. Le ha scritte la tua mamma.”

    Link or it never happened.

  9. by Rachele on marzo 24th, 2011 at 19:11

    La scarsissima dimestichezza di alcune persone con la dignità è per me sconcertante, davvero.
    Per quel che può valere, a mio avviso all’ epoca lei aveva espresso una delle pochissime – se non forse l’ unica – opinione sensata a proposito dello sciopero della fame intrapreso dalla demente tanto cara a mamma sua.

  10. by olivia on marzo 24th, 2011 at 19:42

    ci sono mamme che iniziano in prima elementare a rompere l’anima alla maestra perchè ha dato la nota al pupo e proseguono pretendendo di presenziare ai colloqui di lavoro del pupo più che maggiorenne (viste con questi occhi santi) e mandando lettere ai direttori di giornali perchè il pupo in età da menopausa non è valorizzato come dovrebbe.

  11. by vertigoz on marzo 24th, 2011 at 20:18

    ancora con la Caruso stai? l’hai presa sul personale?

  12. by vertigoz on marzo 24th, 2011 at 20:25

    non avevo letto. se quel che dici è vero, e non ho motivo di dubitarne, per citare un commentatore di ff “QUESTO VA OLTRE LE NOSTRE PIU ROSEE ASPETTATIVE DI LOL”

  13. by vertigoz on marzo 24th, 2011 at 20:40

    soncini, guarda che mentre eri impegnata a non farti licenziare dalla mamma della caruso ti sei persa un paio di perle: http://farm6.static.flickr.com/5254/5547077343_0b49d81bfe_o.jpg e soprattutto lo sputtanamento qui: http://levipere.com/2011/03/22/kiaretta-guadagna-dai-50-000-euro-in-su-allanno/. non mi deludere.

  14. by Lara on marzo 24th, 2011 at 20:54

    La mamma non va colpevolizzata perchè difende la figlia (del resto, quale non?), ma perchè l’ha cresciuta nell’evidente e inconsistente convinzione che lei è bravissima, bellissima, intelligentissima (e dal vivo molto più magra), e quindi le è tutto dovuto.

    Clap clap clap, Soncini.

  15. by agata on marzo 25th, 2011 at 11:32

    probabilmente non sarà il caso della mamma della Caruso, ma ci sono mamme al cui confronto la mamma di Bridget Jones è un esempio di etichetta. Fanno di tutto per mettere in imbarazzo figlie innocenti.

  16. by miranda on marzo 26th, 2011 at 14:36

    tutto questo livore non sarà eccessivo?

  17. by adlimina on marzo 26th, 2011 at 17:21

    io dico che non è eccessivo, nei confronti della nostra demente del uebb siamo sull’appena appena sufficiente. anche perché non è livore in the first place. è un po’ il mettersi a ridere con la mano davanti alla bocca per questa replica di un viaggio in italia girata male, e cinquant’anni dopo. povero soldati, a pensarci bene

  18. by Guia Soncini on marzo 26th, 2011 at 21:25

    Mannò, Miranda parlava del livore della quasi quarantunenne, quella che passa la vita a cercare di far licenziare gli altri da lavori che a lei non darebbero comunque per puro dispetto. Una visione strategica e una maturità emotiva all’altezza di Iriza Legan.

  19. by francesco palinuro on marzo 26th, 2011 at 18:43

    se la assumono inizio lo sciopero della fame.

  20. by francesco palinuro on marzo 26th, 2011 at 23:33

    in italia la meritocrazia esiste.
    oggi mi hanno licenziato.

  21. by Leonarduzzo on marzo 27th, 2011 at 2:31

    adorabile Guia… condivido tutto e rincaro: sappi che la personcina oggetto del tuo post è stata anche invitata a pontificare al festival del giornalismo!

  22. by El on marzo 27th, 2011 at 12:49

    Iriza, che brutti ricordi. Muoiono tutti tranne lei.

  23. by laprofe on marzo 27th, 2011 at 16:20

    Un’osservazione: per fare la commessa da Zara ci vogliono doti che non credo la Caruso abbia. Del tipo: essere calma e gentile con le clienti, anche quando si accapigliano nei giorni dei saldi; mentire con spudorata abilità per rassicurare che sì, quel vestito verde rogna di una taglia più piccola “Le sta benissimo, le dona al viso”; giurare che quella piegaccia non è data da una cucitura storta ma “Basta stirarla, vedrà che andrà via”; mantenere l’espressione seria di fronte alla quarantenne che si addobba da adolescente emo mentre assicura di comprare quel top tutto buchi e trasparenze per la figlia… e si potrebbe continuare. Non ce la farebbe mai.

  24. by vitto on marzo 28th, 2011 at 10:33

    Iriza Legan…sei un genio

  25. by Chiara on marzo 29th, 2011 at 14:56

    Dal Twitter di Paola Caruso @paolacars
    E’ un piacere conoscere una blogger brava, intelligente, bella e con gli attributi come @chiaraferragni

    Muoio dal ridere.

    Complimenti, Guia, per come hai seguito la vicenda.

  26. by laprofe on marzo 30th, 2011 at 10:49

    Un’osservazione: per fare la commessa da Zara ci vogliono doti che non credo la Caruso abbia. Del tipo: essere calma e gentile con le clienti, anche quando si accapigliano nei giorni dei saldi; mentire con spudorata abilità per rassicurare che sì, quel vestito verde rogna di una taglia più piccola “Le sta benissimo, le dona al viso”; giurare che quella piegaccia non è data da una cucitura storta ma “Basta stirarla, vedrà che andrà via”; mantenere l’espressione seria di fronte alla quarantenne che si addobba da adolescente emo mentre assicura di comprare quel top tutto buchi e trasparenze per la figlia… e si potrebbe continuare. Non ce la farebbe mai.