Fair enough, merry Xmas

Non ho niente da dire. Mi sono svegliata tardi, e la vita non è democratica. Non siamo tutti capaci di sbronzarci fino alle tre di notte e alle otto di mattina andare a un talk-show avendo nel frattempo prodotto «un saggio di due o tremila parole su John Locke e John Stuart Mill». Noialtri mediocri, noialtri maggioranza, noi facciamo le cose che ho visto fare appena sveglia – e dire che mi avevano avvisato.

About 20 years ago I appeared on the David Frost show with Hitchens. The subject was class. Hitchens approached me for a chat before we went on and I had never seen a man quite so drunk. But just before the cameras rolled he straightened his tie, smoothed his rumpled shirt, rubbed his red eyes and delivered the most intelligent, coherent, witty, well-constructed sentences I had ever heard in my life. (Tony Parsons)

Non accendo mai il telefono, al risveglio. Se mi sveglio molto tardi in un giorno feriale, apro la posta, casomai ci fossero richieste lavorative di articoli promessi e poi dimenticati, o qualsivoglia analogo imprevisto di quelli che accadono a noialtre mediocri, noi che non siamo capaci di berci quattro superalcolici a pranzo e poi produrre in mezz’ora un articolo «pressoché perfetto». Stamattina ho aperto la posta, e non ho letto neanche un messaggio. Bastava vedere quanti erano, e tutti di amici o di amori, e vedere cosa c’era scritto negli oggetti. Una serie di variazioni su «il 2011 è proprio un anno di merda», un paio di versioni di «non piangere», un «picci» su cui ho iniziato immediatamente a piangere e ancora non ho smesso, né vedo perché dovrei.
(Uno degli svantaggi di essere quel genere di estraneo che ti sembra di conoscere solo perché conosci le sue parole è che lasci uno sproposito di vedove immaginarie, di vedove dell’intelletto, di vedove dello scaffale della libreria. D’altra parte la legittima vedova, Carole, descrisse la propria reazione al loro primo incontro con le parole che potrebbe aver detto qualunque lettrice di buon gusto: I was just glad such a person existed in the world.)
Ho acceso il telefono e c’erano altri messaggi, ho chiamato una delle persone che mi avevano scritto e lei mi ha detto «Stai lontana dall’internet altrimenti t’incazzi». Non do mai retta, mannaggia ammé.

Tutti i necrologi, sempre, sono un modo di parlare di sé. Di dire quanto ci eravamo cari io e il morto. Di dire quanto ha contato nella mia vita, ma ora basta parlare di me: vi ho già detto quanto contavo nella sua? I necrologi di Hitchens però, quando sono brutti, fanno davvero tenerezza. Coccodrilli preparati sei mesi prima e di somma pochezza per uno che avrebbe scritto un capolavoro entro venti minuti dalla notizia del decesso? Ma davvero pensate ne sentissimo il bisogno? Ostentazioni d’amicizia con uno che avete incrociato per lavoro e che, per quanto leggendaria fosse la sua memoria, non si capisce per cosa avrebbe dovuto ricordarvi? (Forse come rappresentazione plastica dell’inferno: in fondo ripeteva sempre che «l’unico peccato imperdonabile è essere noiosi.») Li leggi e te lo vedi che si autoirride, «Non importa quanto mi paghi il tuo editore, il libro non te lo presento.»

(Figuriamoci se posso astenermi io, dal parlare di me. Come ho già scritto, ho spesso difficoltà a ricostruire come e quando sono diventati importanti quei pochi personaggi che considero imprescindibili in quel niente che è la mia formazione culturale. Ho però la sensazione che il momento in cui decisi di amare Hitch fu quell’articolo così splendidamente sbagliato e così irritantemente esatto sulle donne che non fanno ridere. L’ammirevole capacità di avere tutti i torti e tutte le ragioni nell’arco dello stesso saggio, della stessa argomentazione, della stessa frase.)

Ce ne sono anche di meravigliosi, però. Di coccodrilli, dico. Perché aveva amici veri che incidentalmente sono tra i più brillanti cervelli in circolazione, e avversari all’altezza: invidiosi che fosse più bravo di altri a ottenere il risultato che tutti gli uomini talentuosi vogliono ottenere con l’esibizione del proprio talento – far colpo sulle donne – o semplicemente gongolanti di dibattere con uno così inarrivabilmente stimolante. Tra i necrologi amicali scritti finora (immagino che altri ne arriveranno), il mio preferito è di quello che da Hitch ha imparato a dire benison e froideur.

One of our lunches, at Café Milano, the Rick’s Café of Washington, began at 1 P.M., and ended at 11:30 P.M. At about nine o’clock (though my memory is somewhat hazy), he said, “Should we order more food?” I somehow crawled home, where I remained under medical supervision for several weeks, packed in ice with a morphine drip. Christopher probably went home that night and wrote a biography of Orwell. His stamina was as epic as his erudition and wit. (Christopher Buckley)

Non ho niente da dire, davvero. Ma qualche mese fa ho scritto all’uomo cui mi rivolgo per le cose che riguardano questo coso – cose tipo «come faccio a cambiare la foto» e altre amenità tecnologiche – dicendogli che volevo sostituire la bio qui a sinistra con una citazione. Poi la somma tra la mia e la sua pigrizia ha fatto sì che non andassimo mai oltre il primo giro di messaggi, ma la ragione per cui gli avevo scritto era che volevo metterci una frase che Hitch buttò lì qualche anno fa, durante un talk-show americano con conduttore all’italiana. Se ve la perdete nella sovrapposizione di voci, la frase fa così: I came here to talk, not to listen to you. You invited me on for my opinions, not to listen to yours.

 

Comments so far:

  1. by silvia on dicembre 16th, 2011 at 22:20

    comunque sia, il mio primo pensiero alla notizia è stato per te, per via del tuo bell’articolo su D

  2. by K a on dicembre 16th, 2011 at 22:24

    Per le cose che riguardano questo coso, dovresti rivolgerti a una donna: ci sarebbe già la citazione giusta. E non saprebbe di “in memoriam”.

  3. by JS on dicembre 19th, 2011 at 17:38

    totalmente ignorante di hitchens cercherò di riparare a questo mio buco. grazie in anticipo, siam sempre in cerca di queste cose

  4. by ladinsane on dicembre 21st, 2011 at 1:53

    http://www.zcommunications.org/on-christopher-hitchens-by-norman-finkelstein

  5. by silvia on dicembre 22nd, 2011 at 22:51

    è partito il commento?