«Never give up» o, come si dice sopra Napoli, «Adesso, puntesclamativo»

Ci sono almeno due buone ragioni per andare a vedere Reality.
Nessuna delle due è la distribuzione, così fessa da farlo arrivare nei cinema quattro mesi dopo Cannes.
Nessuna delle due è la promozione, così fessa da non impedire a Garrone di parlare. Chiudetelo da qualche parte, impeditegli di far danni, di dire «non seguo la tv, faccio un altro mestiere» e altre scempiaggini da piccolissima borghesia velleitaria che usi senza intento ironico frasi come «un buon libro». Impeditegli, in generale, di raccontare un film molto meno interessante di quello che c’è sullo schermo.
(Il fenomeno, volendo, è da studiare: in genere le interviste son piene di buone intenzioni che poi sullo schermo non si vedono. Reality e il suo regista soffrono della sindrome contraria a quella della Bella Addormentata o di Diaz. Presto, qualcuno al Dams ci faccia una tesi.)
Ci sono almeno due ragioni per andare a vedere Reality, che non è neanche lontanamente il film sulla tv che avrebbe fatto uno che pensa di elevarsi culturalmente guardando La7 e dicendo che il Grande Fratello è il male, per la semplice ragione che non è un film sulla tv. È un film in cui la tv praticamente non c’è, fino agli ultimi cinque minuti, quelli «guarda mamma so zoomare fuori, guarda mamma ho visto il trumansciò, guarda mamma non sapevo come chiudere il film».
Sì, ci sono le file ai provini, ma potrebbero essere tranquillamente le file fuori dall’outlet di Prada. Sì, c’è quella scritta Cinecittà che articola tutti i nostalgici «Una volta qui si facevano i capolavori e ora si fanno i provini della tele» che piaceranno alla gente che piace, ma è un attimo, e ci vuol della malizia a vederci il messaggio. Per il resto è un film sull’unico tema interessante attraverso cui raccontare l’Italia: la mitomania.
Ci sono due ragioni per andare a vedere Reality, una volta tranquillizzati sul suo non essere un film sulla tv brutta e cattiva, o anche solo un film sulla-tv-ma-sia-chiaro-che-io-non-la-guardo.
Una è che c’è un vincitore del Grande Fratello che è Matteo Renzi. No, non ve lo spiego. Guardatelo, ascoltatelo, e poi ditemi voi se non è lui.
L’altra è che c’è un dettaglio per pervertiti quali non possono non essere quelli che sono arrivati a leggere fin qui. Il protagonista esce dal provino (che non abbiamo visto, non essendo un film sulla tv, ed essendo Garrone sanamente consapevole di non essere Muccino), e ne fa una cronaca a moglie e figli che lo aspettano fuori. Nel frattempo escono anche delle persone della produzione, lui le indica alla moglie, quelli si accorgono di lui e uno di loro dice una cosa tipo «Sei andato bene, bravo». Una battuta il-pranzo-è-servito restando sullo sfondo. Ecco, se siete pervertiti come me penserete anche voi, in quel momento, che quando eravamo piccoli quello lì, quello che è poco più d’una comparsa sullo sfondo, era il glorioso protagonista d’una serie per noi giovani, e ora sono non so quanti anni che fa una soap opera, e la vita che sognava da bambino secondo me non era mica mettere il nome del regista premiato in curriculum senza neanche averci cavato uno straccio di primo piano, e quel dettaglio lì dice più cose deliziosamente moraliste su quanto sia effimera la gloria e fugace la fama e mutevole il potere contrattuale di qualunque film sulla tv fatto da gente orgogliosa di non vedere la tv.

Comments so far:

  1. by dani on settembre 25th, 2012 at 22:31

    genio. e basta.

  2. by Luca Venturini on settembre 26th, 2012 at 00:21

    Mi ha convinto a dare una chance a questo film. Per curiosità, qual è il suo parere su “Ricordati di me” (suppongo sia al film a cui si accenna nel post)? Non so quanti lo ricordino, ma mi è rimasto impresso come un gran film, nel suo genere. Troppe poche persone lo ricordano.

  3. by Silvia on settembre 26th, 2012 at 00:25

    Mizzi! Madeleine da ingozzarsi.

    Comunque erano di Romanord, si beccavano a Piazza Mancini.

  4. by albe on settembre 26th, 2012 at 10:52

    ci sono almeno due buoni motivi per leggere una tua recensione: uno e’ che ci vuole una sottile perversione, ma non ti trovo su un giornale e quindi ti cerco qui…l’altra e’ che non ci credo anche se lo vedo che mentre giravano il film pensavano a Pirandello e a Orwelll, come scrive qualcun altro, magari a Un posto al sole, o agli incentivi per la rottamazione, se davvero c’e’ Matteo Renzi…

  5. by Catlover on settembre 26th, 2012 at 13:12

    Una virgola ogni tanto aiuterebbe la lettura.

  6. by Isa on settembre 26th, 2012 at 13:12

    Io come me la bevevo, quella serie per noi giovani, e quanto mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto la Truzza che parlava romanesco e il roscio sui pattini. Generazione di fenomeni.

  7. by tiziana on settembre 26th, 2012 at 17:26

    gentile guia, come mai non scrivi piu’ su D? Magari l’hai anche già spiegato, ma io non lo so…Comunque sono contenta che questa circostanza mi abbia fatto scoprire il tuo blog e, da appassionata di cinema, ti ringrazio per la recensione-non-recensione! Tiz

  8. by Andrea De Mola on settembre 27th, 2012 at 12:16

    mai visto “I ragazzi del muretto”, epperò, nonostante, pezzo s t r a b i l i a n t e as usual.
    secondo me la sintassi sonciniana (il sonciniese) sarà un domani studiata come esempio di lingua di inizio secolo (tra D’Annunzio e Scott Fitzgerald, tanto per dare pane al pane); per cui, cara/o Catlover, preferisco una prosa brillante a qualche virgola in più messa in modo banale.
    spero che Lei scriva ancora su “D” – se così non fosse, d’altronde, avrebbe aggiornato la bio sotto la foto qui in alto, no? e se no, come mai?

  9. by D. on settembre 27th, 2012 at 16:22

    Il senso del tono aiuta la lettura.

  10. by Davide on settembre 29th, 2012 at 17:15

    Non ho capito

  11. [...] giuria, gli avrei dato un premio apposta), è tanto il cibo, sono tante le cose truzze, è tanto il manuelfantonismo, è tanta la famiglia (che abbraccia il protagonista in una stretta soffocante, meridionale, lo [...]

  12. [...] e fuori fuoco fino alla nausea per un’altra mezz’ora? Vuoi ritrovarti tutto il cast di Un Posto al Sole che ti prega per la comparsata della loro vita nel film del Grande Autore? No eh! [...]

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