Come scoprii che va ancora in onda un certo programma, e mi pentii molto di non essermi mai iscritta a quel corso di boxe

“Snuff” è una parola inglese che si usa per indicare l’estinzione lenta e ineluttabile di una candela. Secondo il saggio del ’94 Killing for Culture, gli snuff movie sono film che mostrano «l’uccisione di una persona, un sacrificio umano perpetrato per filmarlo e fatto poi circolare a scopo d’intrattenimento». La protagonista dello snuff movie non lo sa, ma deve morire – sennò non c’è il film.

Sono disgustato che la gente in realtà andare a fare tali film per i loro sensi pervertiti. Non è come se stiano girando un film, ma al giorno d’oggi questi pervertiti stanno effettivamente creando una situazione in cui possono filmarlo in realtà sulle loro telecamere amatoriali. Come può far paura che può ottenere!

Sono stato alla fine ricevente di esso e posso dirvi quanto sia spaventoso! È forse la peggiore di tutte le mie esperienze di vita. Se volete saperne di più su questo tipo di riprese pervertite da parte di individui che hanno perso, allora si deve visitare questo sito proprio qui per sapere come si deve tenersi al sicuro da tali idioti, creature imbecilli e stupide.

Dieci giorni fa due tizi mi hanno inseguito dal cortile al cancello all’ascensore di casa. Sono entrata nel cortile ed erano già lì, all’interno di una proprietà privata che avevano preso per pubblico demanio – ma ci sono due portoni con tanto di chiave, è un equivoco in cui mi pare difficile cadere – o, più plausibilmente, che avevano deciso di invadere perché tanto non sarebbe certo stata una femminuccia a fermarli. Mi hanno inseguito, bloccando con la forza e impedendomi di richiudere prima il cancello che dalla mia abitazione dà in cortile, e poi le porte dell’ascensore. Non avevo idea di chi fossero, uno dei due aveva una telecamera. Il medico che qualche ora dopo mi ha sedata mi ha chiesto se fossero arabi (dev’esserci qualcosa di molto rassicurante nel poter circoscrivere la delinquenza a una specifica etnia), e a quel punto avevo finalmente più informazioni e ho potuto rassicurarlo: no, erano della tv, facevano un programma che si chiama Le Iene. Sì, va ancora in onda. No, neanch’io lo sapevo. Al dottore non ho potuto dare l’informazione principale, quella che avrei compreso solo l’altroieri.

Quando se ne sono andati, quando è arrivata la polizia, ogni volta che nei giorni successivi mi sono trovata a discutere del tema rispondendo cose tipo «sì, mi sono trovata un delinquente in ascensore, sì, chi l’avrebbe mai immaginato, Le Iene va ancora in onda, e probabilmente è colpa del nostro disinteresse se sono ridotti a fare comunicati con scritto che forse esploderà una bomba in diretta, dovremmo prenderli più sul serio come programma di denuncia, o almeno ricordarci che esistono» – ogni volta c’era un dettaglio che non mi tornava. 

Se vuoi filmare qualcuno o chiedergli qualcosa, anche (specialmente) senza il suo consenso, lo aspetti fuori dal portone. Nessuno può dirti niente, se sei in mezzo alla strada: sei molesto, ma non fuorilegge. Se invece deliberatamente violi una proprietà privata, rifiutandoti di allontanarti quando la persona che stai aggredendo te lo chiede, se oltretutto sei un uomo e entri con la forza nell’ascensore da cui ti sta cacciando una donna alta la metà di te, sei così dalla parte del torto che non puoi non sapere che ti arriverà una diffida legale. Perché mai decidi di rischiare di ottenere del materiale che non puoi legalmente trasmettere, se il tuo scopo è invece mettere in onda quelle immagini? (Metterle in onda, oltretutto, in un gruppo televisivo il cui principale programma pomeridiano ha come tema portante la stigmatizzazione del femminicidio. Devono essersi divisi i compiti tra reti: su Canale 5 gli uomini che ti aggrediscono sono bruti ingiustificabili, su Italia 1 sono giustizieri. Dev’essere l’etica dei canali dispari.)

Il dettaglio che non mi tornava l’ho colto domenica, quando – nonostante le diffide – Italia 1 ha trasmesso delle scene girate a casa mia. Mi sono resa conto di un particolare su cui non mi ero mai fermata a riflettere: hanno un microfono solo. Quelli che hanno più strumenti per capire la tv sanno che, come molti dei programmi che s’atteggiano a raccontatori di verità nascoste, Le Iene è un varietà: con tanto di stacchetti musicali, quell’espediente che serve per inserire il programma nella fascia Siae dei varietà, che garantisce diritti d’autore più alti a chi lo assembla. Gli spettatori più inattrezzati la scambiano per una trasmissione di tostissima inchiesta: che va a cercare gli efferati criminali (io) nei luoghi impervi (il mio ascensore), svela verità occulte che il paese ha diritto di conoscere (di che colore saranno i pavimenti al domicilio di Soncini) e fa domande scomode (in genere roba tipo «Ma non ti vergogni?»). Domande che però non prevedono risposte. L’inviato non è, per dirla in gergo tecnico, microfonato. Ha un solo gelato (il termine tecnico per il microfono che si tiene in mano), che serve a raccogliere le sue stesse arringhe. Certo, non avrebbe comunque senso rispondere a un programma che poi monterà le tue risposte per farti sembrare più scema di chi fa le domande, non conosco nessuno che tenterebbe di abbozzare una risposta a qualsivoglia domanda posta in simili condizioni: persino alla vincitrice di miss Italia sono bastati tre quarti d’ora nel mondo dello spettacolo per accorgersi che c’è gente cui semplicemente non si risponde, se non ci si vuole prestare a un montaggio assai creativo. Ma non è solo il montaggio (e il fatto che non si legittima un teppista elevandolo a interlocutore): è il microfono unico; la tua risposta non verrebbe comunque registrata, perché quell’unico microfono lo muove lui, decide lui se e quando avvicinartelo, e perlopiù serve a lui per il suo monologo; durante il quale, se provi ad accroccare delle repliche, sembrerai un pesce nell’acquario.

Quel che non avevo capito dieci giorni fa e so adesso, è che c’è una ragione per cui violano domicili, ed è che quel programma lì è fatto di piccoli snuff movie. Non è previsto tu risponda: è previsto tu soffra sotto quell’incombente minaccia che è una telecamera. Per strada potresti stare zitta, tirar dritto, non ti verrebbe la crisi di panico che di certo ti coglierà se ti entrano in casa. Se non violassero da subito ogni codice, il risultato non sarebbe altrettanto efficace come snuff movie – un genere che tanto più funziona quanto più ti agiti. Non che cambi qualcosa, saperlo: quelli che ti dicono «Dovevi fare come Cuccia» non tengono presente che Cuccia era per strada con il teppista che, quasi rispettosamente, gli camminava a fianco, mica in uno spazio chiuso con uno che gli sbarrava la strada; quelli che ti dicono «Dovevi fare come Cuccia», se si trovassero in casa uno sconosciuto che è lì per procurarsi un’agonia da filmare, passerebbero i sei mesi successivi sotto il letto a piangere abbracciati a Barbie Magia di Stelle. Non serve a niente conoscere la logica formale del set da snuff movie, ed è anche giusto che non serva, perché magari poi ti censuri e finisce che non fai il tuo dovere minimo, che è quello di prendere a calci uno che t’impedisce di entrare a casa tua dopo aver usato la forza fisica per introdursi nel tuo palazzo.

Però è stato interessante capire che in Italia si producono degli snuff movie, che vengono poi messi in onda su reti per famiglie: chissà se Piersilvio ne è fiero, chissà se ha pensato a un canale dedicato su Mediaset Premium, magari inverte la tendenza di mercato e in questa variante riesce a farsi pagare il porno, è un peccato mandare dei volenterosi in giro a fare i prepotenti spintonando femmine sole in cambio solo di qualche inserzionista di merendine, c’è tutto un bacino di potenziali abbonamenti che attende. Ed è stato illuminante rendersi conto che le convenzioni narrative sono fatte di piccoli dettagli: un microfono invece di due, e potrai fingere di non essere lì a cercare l’incidente. Ed è stato molto bello, stamattina, aprire Google News, e leggere il titolo «Guia Soncini aggredisce inviato delle Iene». Tizio sconosciuto entra con la forza in casa tua, e la notizia è che non gli hai offerto il tè. Scostumata. 

[a margine, è da stamattina che Twitter mi notifica che «Soncini» è trending topic – quella cosa che si vantano d’essere i programmi d’insuccesso – a causa del numero di appassionati che ci tengono a rimarcare in reiterati 140 caratteri quanto io sia cessa nel filmato in questione; inizio a farci l’abitudine, e mi preoccupo preventivamente: qualora la tua cessaggine smetta d’essere trending topic, mica smetterai d’essere un cesso?]

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