All the promises we break

Il mercoledì sta diventando un problema. Non possono uscire tutti insieme, cribbio. Tra il D’Alema in volo dal gommone di Novella2000; Vanity Fair che, dopo che lei gli avrà scassato la minchia dal primo numero, cede e intervista Alba Parietti (la trattativa dev’essere stata fantastica: «Però si deve denudare – no, aspetti, non subito, prima dobbiamo trovare un fotografo») fotoscioppandola più di Simona Ventura; tra questi e non mi ricordo più quali altri grandi momenti di giornalismo investigativo, ho ritrovato con giorni di ritardo, in fondo alla borsa, ancora incellophanato, il numero di Chi in cui c’era il seguito di una storia che mi ha molto appassionato. La premessa è che Raz Degan, fidanzato da un bel po’ di Paola Barale, viene fotografato mentre bacia Kasja Smutniak (ruolo nel mondo: moglie di Pietro Taricone.) In attesa che qualcuno vada da Kasja e le dica che d’accordo la crisi del mercato sentimentale, ma c’è un limite a tutto, e passare dal campionato di Taricone a quello di Degan quel limite lo varca di parecchio, quel gran genio di Signorini riunisce Degan e Barale perché spieghino le corna di lei.

Non c’è neanche bisogno di stare a ribadire la superiorità ontologica di Signorini, che fa il pacchetto completo (sei pagine in cui ti sputtano con le foto delle corna; quattro pagine in cui spiegate che non è poi così male e siam gente di mondo ecchessaràmmai; cinque pagine – prossimamente, scommettiamo? – in cui si annuncia la gravidanza riconciliatoria; nel frattempo, volendo, un intermezzo in cui lei ricambia le corna – e, visto che sta per partire per il Sudafrica per fare l’inviata della Talpa, c’è solo da pregare non finisca a consolarsi con Adinolfi: la discesa di girone sarebbe quasi più drammatica di quella della Smutniak.)

Quel che però mi turba sono loro che continuano a dire che la privacy violata, e il legame fortissimo, e l’affetto che perdura, e non è sucesso niente. Ora, uno degli atteggiamenti che più mi disturbano al mondo è il siamgentedimondismo. Ma questa qui ne è una degenerazione specifica, verso la quale sono passata dall’essere diffidente all’essere intollerante: il cosavuoichesianolecornismo. Tutti lì ad affrettarsi a dire che nel complesso di una relazione, ma certo, ci sta che capiti di tradirsi, ma certo, non son quelle le cose che contano, ma certo, non significa niente, ma certo. Ma certo cosa? Una cosa ti si richiede, in una relazione di coppia. Non che tu metta dei calzini che non mi facciano venire il mal di testa. Non che tu voti come me alle elezioni. Non che mi accompagni a fare shopping o a vedere commedie romantiche o a giocare a tennis. L’unica cosa che ti viene richiesta è di tenerti, ove in compagnia di altre, l’uccello nelle mutande. È una richiesta troppo gravosa per la società contemporanea? Da quando? E, soprattutto, in cambio del fatto che scopare in giro non sia più così importante, io su cos’altro, di grazia, posso avere l’esclusiva? Sul farti il brodo quando hai l’influenza? Sull’ascoltare le lagne sul capufficio? Sui pranzi con le cognate?

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